Oggi sono 1 anno 11 mesi che sono in A.A.
Oggi sono 1 anno 11 mesi e un giorno che non bevo...
Da un lato mi sembra sia passata una vita, forse più di una da quando ho smesso; dall'altro lato però é come fosse ieri, perché sempre quello tendo ad essere.
Per spiegare meglio questa frase vorrei fare un attimo una premessa: dall'alcolismo NON si guarisce.
Perché? Beh, in fondo é semplice, é una malattia dell'anima. Io non sono mai stato un alcolista perché bevevo, ma sono sempre stato un alcolista, quindi sono finito a bere. In breve, la mia paura di vivere mi ha spinto a cercare una fuga, non certo il fuggire a farmene venire paura. Ci sono delle componenti fisiche, neurologiche e di derivazione genetica che fanno parte del processo che porta verso la dipendenza (qualsiasi sostanza sia), ma non mi interessa parlarne ora. Voglio provare a spiegare qualcosa dei miei meccanismi, di quello che stò imparando su di me, su quello che mi succede dentro.
Un paio di premesse.
Essendo l'alcol una fuga, da cosa si fugge? Dal dolore. Piccolo particolare, psicologicamente parlando la metabolizzazione del dolore fà parte del processo di crescita, di maturazione dell'individuo.
Ho iniziato ad affrontare il dolore fuggendo dentro la bottiglia a 15 anni. Ovviamente questo fa di me una persona con una emotività molto infantile sotto certi aspetti; quando bevevo ero incapace di prendermi responsabilità, e con l'abuso esasperato di alcol dell'ultimo anno e mezzo della fase attiva della mia malattia questo era diventato sempre più forte.
Si perché l'alcol, prima lentamente ma progressivamente sempre con più veemenza, accentua i difetti, le parti malfunzionanti della mia anima sino a portarli ad un livello che visto dal fuori ha dell'assurdo. Ma un alcolista, come un cocainomane, un eroinomane, un bulimico ,un dipendente affettivo ecc., non é mai assurdo ma é semplicemente malato e più é avanzato lo stadio della malattia maggiore é il livello di devasto mentale, fisico e morale nel quale egli si ritrova.
Va da se, come logica conseguenza di tutto questo, che il recupero di un alcolista non é quindi semplicemente lo smettere di bere ma andare ad affrontare uno per uno quei bachi nell'anima che lo portano ad essere quello che é. E' però da tenere bene a mente un particolare che già ho accennato prima: non si guarisce. Questi difetti faranno sempre parte di un alcolista, faranno sempre parte di me.
In realtà il lavoro che faccio é quello di imparare a conoscerli, imparare a riconoscerli quando si muovono dentro di me, imparare a conviverci, imparare a fermarli e ad agire non mosso da questi ma bensì da quel Mauro "sano" che é pure lui dentro di me anche se decisamente atrofizzato dopo anni di continuo disuso e ci vuole tempo, tanta "fisioterapia" interiore per renderlo forte, capace di muoversi in maniera disinvolta, naturale ed efficace.
Credetemi anche se non ne siete convinti: é tantissimo!
Ovviamente ci vogliono anni... e parecchi. Va anche considerato che pure a livello biochimico ci vogliono anni affinche gli effetti della sostanza svaniscano man mano dal cervello: 5 anni per l'esattezza.
Quindi 1 anno e 11 mesi non é certo poco, però al momento io sono una persona "divisa in due" (nulla a che vedere con la schizofrenia però, sia ben chiaro): con una piccola parte che ha preso consapevolezza ma con ancora un cervello che ha si spurgato già un bel po', ma al quale servono ancora 3 anni ed un mese per rientrare nella sua "normalità" funzionale. Per fortuna gli effetti più pesanti sono i primi a passare, quelli più sottili invece ci mettono di più è sono pure più subdoli.
Ci sono alcuni difetti "comuni" a tutti gli alcolisti, ovviamente siamo tutti diversi l'uno dall'altro quindi é molto personale il modo in qui questi si manifestano come pure il fatto che mentre in me possono essere più forti alcuni di questi in un altro magari sono altri.
Ma alla fonte sono quelli.
Chi guardasse da fuori due alcolisti vedrebbe con molta probabilità due persone davvero diverse. Non é così, avendo la suddetta "fonte" dentro di noi la conosciamo, la vediamo, e sappiamo riconoscerla in un'altra persona. Chi non ce l'ha difficilmente riesce a comprenderla e quindi a vederla, per questo farebbe notevoli distunguo tra due persone che nei difetti in realtà sono molto più simili di quel che appare.
In breve, alcuni di questi difetti, nelle loro manifestazioni più esterne sono:
- Egocentrismo: IO IO IO... ed esce, oh se esce questa parte, quella povera Donna che mi sopporta lo sa bene.
- Vittimismo (spesso estremo): Il mondo é una merda, nessuno mi comprende, non valgo nulla ecc. ecc. (spesso usato come scusa per non tentare neppure di fare qualcosa di utile)
- Visione delle cose in "bianco o nero". Si badi bene, neppure "bianco e nero", proprio o tutto bianco, o tutto nero.
- Idealismo e perfezionismo portati a livelli talmente esasperati che poi, essendo umani ed imperfetti in realtà e quindi non riuscendo a fare losé così meravigliosamente bene come nella nostra testa bacata siamo convinti che dovremmo fare, alla fine finiamo per non fare le cose, così non rischiamo di bagliare.
- Incapacità di costruire rapporti interpersonali profondi. Un alcolista in fase attiva é talmente abituato a fuggire dai propri sentimenti che alla fine non riesce proprio a sentirli. anesttetizzato completamente. Amore, amicizia, qualsiasi cosa diventano... vuoti, falsi, strumenti per esasperare maggiormente l'egocentrismo ed il vittimismo.
- Un alcolista ha sempre e comunque ragione lui, tutti gli altri miliardi di persone sulla terra non hanno capito nulla, lui é il detentore della sacra ed ultima verità.
- Un alcolista é convinto di essere Dio. Tutto deve essere come lui vorrebbe che fosse. D'altronde ha sempre ragione lui, quindi é la vita, il mondo, gli altri ad essere profondamente sbagliati ed ingiusti. L'idea che esso stesso é un "dito al culo" non é assolutamente concepibile. Lui é la vittima, in credito con la vita, il fatto che la vita non sappia nulla di partita doppia non lo sfiora proprio.
- Estrema inaffidabilità.
Soprattuto, per un alcolista la cosa più importante in assoluto, più di madri, mogli, figlie, amici, più della sua stessa vita, é la bottiglia.
La bottiglia era la mia compagna, la mia famiglia, i miei amici: la bottiglia era tutto. L'importante é ce ci fosse lei, a qualsiasi costo, il resto non contava nulla a confronto. Qui, a chi per naturale istinto giudica, ricordo ancora una cosa però: l'alcolismo é una malattia e la predisposizione ad essa é pure ereditaria. Non é una colpa, non l'ho voluta, ne io, ne tutti quei milioni di uomini e donne nel mondo che hanno il mio stesso problema.
Poi un giorno succede un fatto, uno qualsiasi... di solito pesante, devastante, scioccante al punte che pure una mente annebbiata ha un attimo di lucidità é ti rendi conto di una cosa molto molto semplice, viene spiegata benissimo in un film con Sandra Bullock, "28 giorni" (consigliatissimo): "QUESTO NON E' UN MODO DI VIVERE, E' UN MODO PER MORIRE".
Eccolo li, davanti a me, il bivio. Netto, drastico, senza altre vie laterali, manco mulattiere sterrate.
La scelta può sembrare semplice... ma non lo é, non lo é per nulla per una persona che é convinta di essere Dio, e che nei fumi dell'alcol se ne autoconvice molto profondamente.
Anche se non siete alcolisti, quanti di voi sarebbero disposti ad ammettere di avere fallito compeltamente come esseri umani un qualsiasi lato, parte della vostra vita? Ammettere di aver sbagliato TUTTO e di non averci capito nulla.
Resa incondizionata, completa ed assoluta.
Non é facile, molti, forse la maggior parte di noi, sceglie di morire, non ce la fa...
Ho scelto la strada della Vita.
Anche qui prendo in prestito una frase del film "28 giorni": "se ogniuno di voi potresse sentire cosa passiamo per restare sobri anche un solo attimo direbbe: bevi, uno, dieci, venti bicchieri, bevi tutto quello che ti serve per sentirti normale".
Non per tirarmela, non mi interessa, ma per far capire che costa, che é difficile, che é dolorosa questa parte del bivio, e pure tanto.
Cosa da?
Mi ricordo più o meno dopo un mese come restavo incantato a guardare le foglie degli alberi. Avete mai notato quanto sono verdi? Avete mai notato quanto é bello il verde? Pensate, dopo pochissimo cambia la percezione sensoriale del mondo in un alcolista che smette. Quanto é potente l'alcol?
Tutto, tatto, gusto, olfatto, udito... tutti i sensi si risvegliano, e personalmente sono rimasto inanto per mesi dalla bellezza del mondo. Si, dopo anni che non lo si vede, non lo si percepisce é pure bello sto mondo.
Dignità... in realtà quando bevevo mi sentivo sempre una merda, assolutamente inadatto ovunque e con chiunque. Quando ti guardi allo specchio e ti rendi conto che in realtà erano anni che distoglievi lo sguardo... é una emozione incredibile "rivedersi", guardarsi in faccia e dirsi "sono io", e sorridersi, con dolcezza sorridersi.
Il piacere delle piccole cose: quando bevevo non mi dava soddisfazione nulla. Che bello quando riesco a stirare bene una camicia oggi!!! Il piacere delle piccole cose é una delle componenti essenziali per avere una "bella" vita. Un alcolista non ce l'ha.
Piano piano ho ri-iniziato a vivere, ed é bello.
Oggi, in questo periodo, grazie a quel po' di lucidità che mi sono guadagnato stò imparando a conoscere la mia Grande Nemica, subdola e malevola, colei che mi ha portato ad autodistruggermi: LA PAURA.
Paura di vivere, paura di soffrire, paura della paura... eppure oggi ho scoperto che molte volte, l'oggeto delle mie paure era assolutamente sproporzionato. Nel senso che ero io ad essere convinto che affrontare una determinata situazione fosse una cosa enorme, per me impossibile.
Ha del buffo, e lascia una strana sensazione quando si affrontano queste situazioni e per quanto possano essere poco piacevoli, non sono poi nulla di speciale. Ne ero terrorizzato, e poi quando sono passate mi sono detto "cazzo, era tutto qui???".
Piano piano la conoscerò, e posso farci tanto, ed anche qui, ci vorrà però tanto, affrontando ogni lato mano a mano che uscirà fuori di me.
Mi stò ancora conoscendo.
Nel frattempo, tanto per passare il tempo, Vivo una vita con un senso, però!
Auguri Mauro!!! :-D